Aiuto, mi esce il cervello dal naso – “Dissolving Classroom” (Junji Ito)

Aiuto, mi esce il cervello dal naso – “Dissolving Classroom” (Junji Ito)

22 Settembre 2020 0 Di Gli Epicurei

In attesa di un pezzo in cui riuscirò (spero) a mettere insieme un qualcosa di organico su Junji Ito, mangaka meraviglioso ormai imprescindibile se si vogliono leggere storie di qualità eccelsa, eccomi a spendere due umilissime parole riguardo a un’opera minore ma sempre godibilissima del nostro, ovvero questa Dissolving Classroom.

 

La trama è presto detta: due fratelli diversamente demoniaci provocano sfracelli a destra e a manca, l’una, Chizumi, terrorizzando le persone, l’altro, Yuma, scusandosi per i comportamenti della sorella. La cosa ganza è che alla fine il più pericoloso dei due è proprio Yuma, perché le sue scuse provocano morti atroci di cui poi la piccola si nutre.

Dissolving Classroom è un’opera scatenata, divertentissima, semplice, disimpegnata, sarcastica che parla della “mania” delle scuse pubbliche che, a quanto pare, tormentano i media giapponesi; tuttavia, a mio parere, questa opera potrebbe benissimo essere vista come una sorta di pamphlet verso il formalismo tutto e di tutto il mondo, verso quei cerimoniali pubblici che odorano di ipocrisia e captatio benevolentiae. Pensiamo a quelle confessioni televisive che sanno di finto lontano un miglio e che non fanno bene a nessuno se non a chi le fa, e solo per pochissimo tempo, perché tanto poi si ricasca nel comportamento di prima, e questo per tacer di chi le riceve, quelle scuse o quelle riflessioni, spettatori a cui Junji Ito fa colare il cervello dal naso ma che nel reale non subiscono una sorte troppo diversa.

Il fatto è che Ito è bravissimo non solo nel riuscire a non annoiare attraverso una storia tutto sommato ripetitiva (anche giocando in maniera molto complice con le aspettative del lettore) ma anche e soprattutto nel confondere le tracce e creare un alone di inquietudine farsesca attorno ai suoi protagonisti: chi ha venduto l’anima al diavolo? E, soprattutto, chi è il diavolo in questione? Cosa vuole dalle persone?, per tacer del fatto che le vittime dei due fratelli non sono affatto meritevoli di compassione, non scatta alcuna empatia, ma semplicemente il male dei due protagonisti non è altro che un flagello che si rintana e prospera nei nostri feticismi sociali e nei nostri condizionamenti mentali.

E allora, sebbene i capolavori dell’autore siano altri (e ne parlerò), vi consiglio vivamente di recuperare questo volumetto che si legge in un pomeriggio e farvi conquistare da una delle menti più ironiche e anarchiche e geniali e creative della narrativa tutta, alla faccia di chi considera il fumetto un’arte minore.

(laChiara)