Recensioni elementali – Aria: “Zebulon” (Rudolph Wurlitzer)

Recensioni elementali – Aria: “Zebulon” (Rudolph Wurlitzer)

16 Settembre 2020 0 Di Gli Epicurei

Forse era già morto e stava semplicemente sognando la propria vita o come sarebbe potuta essere. Era in viaggio. Di questo era sicuro. Un viaggio che non era in grado di seguire, senza un inizio o una fine, senza confini capaci di guidarlo.

Zebulon, scritto da Rudolph Wurlitzer e pubblicato da Fandango editore, non è un romanzo, ma un’esperienza, e il buon senso mi suggerirebbe di fermarmi qui, ma io non voglio dare retta al buon senso, e non voglio neanche cercare di descrivere questo viaggio tra i vivi e i morti e tutto quello che ci sta nel mezzo perché sarebbe impossibile, voglio solo invitarvi ad aprire il cuore alle forze invisibili che muovono al vita e la morte e il raccontare storie, che qui recupera un sapore tutto sacro senza essere religioso ed ecumenico, e mi viene quasi da piangere al pensiero, esattamente come mi sono commossa io in alcuni punti del romanzo.

Il fatto è che sembra di assistere a un rito al contempo chiarissimo e misterioso, con certe fasi che non si capisce dove vadano a pararare, certi passaggi che sembrano scolpite nelle rocce più dure ma che poi rivelano delle soavità mostruose e imprendibili, contrarie a ogni senso logico, che possiamo solo respirare e far entrare in noi stessi. Perché in Zebulon, di nuovo, non è un romanzo, ma un esperienza inclassificabile e inafferrabile e per certi versi invisibile, un qualcosa di molto lineare ma privo di logica e soprattutto di confini.
Una delle opere più ricche e più belle che abbia letto in tutta la mia vita, che mi ha fatto sentire in alto, ma un alto davvero alto, quasi vertiginoso, che tutto il resto sembrava ricoperto di nebbia e indefinito e poco importante.

Ed eccomi alla fine che non ho detto niente ma davvero non c’è molto da dire, anzi, molto meglio stare zitti, aprire i sensi, e buttarsi.

Pensi che sia tutto finito mentre non è mai nemmeno cominciato.

(laChiara)