Una vecchia che nessuno capisce: “Italia” (Fabio Massimo Franceschelli)

Una vecchia che nessuno capisce: “Italia” (Fabio Massimo Franceschelli)

9 Settembre 2020 0 Di Gli Epicurei

La cosa ganza di Italia di Fabio Massimo Franceschelli, edito da Del Vecchio, è che pur essendo una metafora (allegoria?) politico/storico/sociale chiarissima rimane un romanzo godibile anche al di fuori di essa, tanto più che la metafora si esplicita e si chiarifica nel suo svolgersi.
E forse dovrei fermarmi qui, perché parlare di questo romanzo significa rischiare seriamente di rovinarlo. 

Ancora sangue. Gocce rosse su ceramica bianca. Un gocciare che si fa rivolo e scivola nella forma concava del lavandino,

C’è il centro commerciale, c’è la direzione, ci sono gli impiegati, c’è il sindacato, c’è la guerra tra poveri, c’è il comico gay, c’è lo psicopatico, c’è l’attentato terroristico, c’è una bomba che esplode, c’è il prete in crisi, c’è la mollata, c’è la ragazza madre, c’è la precaria, c’è la ragazzina intelligente, c’è il prof disilluso e c’è chi gli grida contro, c’è la tesi e c’è l’antitesi e c’è la sintesi; ma, soprattutto, ripeto, c’è un romanzo a incastro nel quale i pezzi sembrano impazziti ma poi ricompongono un ordine, per poi impazzire di nuovo.
Perché Franceschelli descrive un mondo che è un mostro di Frankenstein, e quello che racconta non è altro che il resoconto di come orgi organo del mostro rigetti tutti gli altri, andando forse alla ricerca di un nucleo che sia quello, un nucleo da cui ripartire da zero una volta che il disastro si è compiuto.

Ma più di tutti c’è Italia. Che è una nazione, certo, ma anche una vecchia che vorrebbe tirare le cuoia ma proprio non ce la fa, una vecchia che parla una lingua tutta sua e che è sola nella maniera più completa, e che ha visto morire un sacco di gente ma lei no, proprio non ci riesce. Italia cammina lenta, è curva, china, non ce la fa ad arrivare in alto e allora chiede aiuto a persone che glielo offrono con disprezzo o non glielo offrono affatto; e tuttavia, Italia ha una dignità e un senso di sé che fa spavento, una forza sovrumana, un’indifferenza al vivere che nasce dalla solidità di quello che è e dalla fede nei suoi valori, dalla consapevolezza che il suo paradiso se lo deve guadagnare.

Eo sto sempri soli ne muondo, soli soli, soli co meo, chill n’i u muondo meo, niuno abla u lingua meo. niuno capisci u lingua meo, u meo muondo si muorto, muorto!

E adesso basta, proprio perché c’è davvero moltissimo da dire.

(laChiara)