That’s Life! Parte 4: “Cagliosa” (Giuseppe Franza)

That’s Life! Parte 4: “Cagliosa” (Giuseppe Franza)

3 Settembre 2020 0 Di Gli Epicurei

C’era qualcosa che non andava. Appena Croce si trovò a contatto con Silverstro Bitols, lo acchiappò per la maglietta e gli disse: «Ma che cazzo ci hai messo dentro a quel bombolone?»
«Marijuana sintetica» disse Sanmartino. «Roba speciale»
«Speciale ‘o cazzo! Nun sto capenno niente»
«E non è bello?»
Vangò ci pensò su per qualche spaventoso istante, mentre in testa sentiva ancora l’eco deformata del “bello” pronunciata da Bitols. «Sì, Silvé» rispose persuaso. «Spacca». E per tramente vedeva la porta avversaria che si allungava a dismisura e un attimo dopo diventava stretta e corta come una lattina di Cocacola scamazzata.

Cagliosa, romanzo d’esordio di Giuseppe Franza (Ortica editore), ha il pregio di non avere un protagonista istintivamente simpatico: Giovanni Croce detto Vangò è un venticinquenne sveglio, intelligente ma inetto, privo di obbiettivi e di spinte propriamente sue, talentuoso (calcisticamente parlando e non) controvoglia, lucidissimo nel constatare il marcio in sé e in ciò che lo circonda ma impantanato nel suo contesto, una specie di filosofo improvvisato ma nel complesso rinunciatario, abituato dalla vita a partire sconfitto in partenza; tuttavia è impossibile per il lettore non godere a pieno della sua lenta, recalcitrante ma inevitabile crescita, del percorso che porta il nostro a  trovare il suo posto nel mondo, un percorso costellato di situazioni meravigliosamente grigie, moralmente ambigue e ingannevoli, nelle quali gli alleati sono chi non ti aspetti e gli imprevisti diventano spinte che portano a nuovi equilibri mai troppo stabili e men che meno definitivi (il finale poi è apertissimo), ma che intaccano il sempre perplesso Giovanni, per il quale, piano piano, impariamo a fare il tifo.
Franza riesce a raccontare questo pantano etico che vive di leggi tutte sue con una leggerezza, una simpatia, una grazia (soprattutto nei dialoghi) dai sapori picareschi e ironici da morire, conditi ed esaltati da una lingua spuria gustosissima, capace di smorzare e ravvivare i toni del racconto quando rischiano di farsi eccessivi o melodrammatici.

Pure a Giovanni venne improvvisamente voglia di andare in chiesa, per perdonare e perdonarsi. Per trovare un po’ di silenzio, di comprensione. Per pregare la Madonna affinché gli facesse capire meglio cosa stava succedendo, e San Michele affinché non facesse scoppiare la terza guerra mondiale tra il Rione e il Volla. Ma qualcosa lo bloccava. Forse il pensiero di trovarci Marianne in crisi spirituale, oppure la paura di non meritarsi alcuna redenzione. Decise che era meglio ripiegare su un’altra forma di nutrimento religioso, tipo un giro in Vespa, una birra nel bar Rosanna e una partita alla Playstation.

Che poi un campionato può partire malissimo per poi risolversi in crescendo, una vittoria può non voler dire niente ma diverse vittorie portano in alto in classifica, puoi trovare tifosi dove neanche penseresti di andarli a cercare o puoi imparare a farne a meno, puoi trovare e perdere punti di riferimento nel giro di pochissimo, puoi perdere illusioni e far fiorire progetti, puoi allargare la tua prospettiva e piantare radici allontanandoti nel contempo dal tuo mondo; perché alla fine ’importante è entrare in campo, giocarsela al meglio e imparare ad aspettarsi di tutto.
Davvero, uno dei romanzi più freschi e sorridenti che ho letto in questi mesi, scritto da un autore che promette meraviglie e che spero di rileggere presto.

(laChiara)