La medicina: “Galapàgos” (Kurt Vonnegut)

La medicina: “Galapàgos” (Kurt Vonnegut)

27 Agosto 2020 0 Di Gli Epicurei

Credere che ci sia bontà nel cuore umano è una scelta, e anche una scelta coraggiosa, perché che gli esseri umani fanno di tutto per minare questo credere, come se non bastasse la vita, il caso, i drammi prevedibili e quelli imprevisti.
Il fatto è che è un casino, ed è proprio per questo che bisogna mettersi l’animo in pace e comportarsi in maniera decente, o comunque al meglio delle proprie possibilità, perché magari questo non è sufficiente.

C’è un tutto che fa il tifo per il niente e che ci ricorda che non non siamo così importanti, e che anzi non siamo importanti affatto, e che non solo non siamo importanti noi ma che niente lo è, neanche le ere geologiche sono così significative, se ci si pensa (ma anche se non ci si pensa), perché tanto tutto scorre, tutto viene annientato, tutto perde di significato (se mai ne ha avuto uno).

Galapàgos non è tra i miei romanzi preferiti di Kurt Vonnegut (per me il top restano Madre notte, La colazione dei campioni e Ghiaccio Nove), però ha in sé quella pervicacia del buon comportarsi che caratterizza lo scrittore americano, quell’invito alla gentilezza che soverchia qualunque tipo di amore, quel sorridere davanti a cose meschine come status e ricchezza, quell’osservare con distacco e benevolenza le avventure dei superstiti della razza umana; e la cosa bella è che il buon comportarsi (che è un qualcosa anche di superiore all’amore, ma che è anche estraneo al senso comune) non è un qualcosa che si fa per un vantaggio, ma semplicemente per essere ben piantati in sé stessi, trovando un equilibrio in un mondo che non ne ha.

Perché la gentilezza è una bussola, un talismano, un qualcosa che non ci aiuta a orientarci nel mondo ma ci pulisce lo sguardo, ci aiuta ad andare oltre, a superare le contingenze, a guardare avanti, intorno e dentro; ad approssimarci a quella visione cosmica che si chiama serenità. 

E a credere che ci sia bontà nel cuore umano, nonostante tutto.

(laChiara)