Vesti la giubba (Breve pianto terapeutico)

Vesti la giubba (Breve pianto terapeutico)

25 Agosto 2020 0 Di Gli Epicurei
Recitar, mentre preso dal delirio,
Non so più quel che dico,
 né quel che faccio
Orsù, sforzati
Sei tu forse un uom?
Tu sei pagliaccio!
Vesti la giubba e la faccia infarina
La genta paga e rider vuole qua.
E se Arlecchin t’invola Colombina
Ridi Pagliaccio ché ognuno applaudira’.
Tramuta in lazzi lo spasmo e il pianto
In una smorfia il singhiozzo e il dolor
Ridi, Pagliaccio,
sul tuo amore infranto!
Ridi del duol che ti avvelena il cor.
Quando ero alle superiori a volte in quegli interminabili pomeriggi, fra una versione di greco e un’equazione di matematica, sentivo l’irrefrenabile esigenza di farmi un piantino.
Non un pianto disperato, niente di assolutamente tragico.
Lo chiamavo “piccolo pianto terapeutico”, e credo che non esista niente di più rapido ed efficace per contrastare i repentini attacchi di malinconia.
Mettevo su la musica giusta, e vai di fazzoletto.
Bastava poco, due o tre minuti, e dopo era tutto più chiaro, la mente più lucida.
Ho sempre amato l’aria Vesti la giubba dai Pagliacci di Leoncavallo.
Così breve e perfetta.
La maschera che ci mettiamo, per timidezza, per convenienza, per paura è destinata a soffocarci quando i sentimenti repressi crescono e scoppiano come bubboni infetti.
Ma è una maschera necessaria.
Addirittura possiamo scegliere quale maschera indossare a seconda dell’occasione.
A volte la maschera si appiccica talmente forte alla pelle che non si tira più via, o si toglie molto dolorosamente.
Il mio consiglio è di toglierla quando non ti vede nessuno.
Inside my heart is breaking
My makeup may be flaking
But my smile, still, stays on

(Francesca Maggi)