Il paradiso leggero

Musica leggera è una definizione anacronistica che basa il proprio successo sulla creazione di una dicotomia con quella che si presume debba essere musica colta. Non voglio qui confutare questa tesi contrapponendoci il suo opposto pesante di quell’heavy metal che si atteggia a super-genere post e neoclassico al tempo stesso. Non lo farò, neanche schierando lo sconfinato esercito dei  cantautori impegnati, e neppure potrei con quel filone che, rifugiandosi tra le pareti dell’avanguardia, pretende di portare direttamente la musica, dalla modernità in cui si trova, fino alla sua origine con un giro completo di valzer.
No.
Lo farò in modo frontale, dimostrando come la profondità del problema esistenziale più dibattuto della storia della filosofia possa trovare la sua finale soluzione in questo brano musicale, orgogliosamente leggero. Qui l’autore scavalca il concetto astratto di scommessa pascaliana e non lo fa come un Michael Collins qualunque, no, lui atterra perfettamente sul terreno accidentato del pianeta epicureo, che provvisoriamente lo ospita, lasciando ben impressa la sua impronta. 

La felicità, si sa, è pura utopia, ma c’è sempre la beatitudine a venirci in soccorso, e a questo dobbiamo ambire nel nostro personale, piccolo, imperfetto e transitorio paradiso terrestre.

(Massimo Guelfi)

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