Politica, proctologia e letteratura

Politica, proctologia e letteratura

8 Luglio 2020 1 Di Gli Epicurei

Le seguenti prose sono tratte da Introduzione al mondo, edito da OXP, Napoli. Un grazie immenso all’autore Idolo Hoxhvogli, che le ha condivise con noi e che speriamo di rileggere presto.
E adesso la parola (meravigliosa) a Idolo.

I

Una volta c’era il culto della personalità. Ora c’è il culto della mancanza di personalità. Prima un condottiero bastava a un impero. Ora migliaia di comandini non amministrano un condominio. A libro paga si tenevano un uomo e la sua corte. Ora sono stipendiati migliaia di reucci incapaci con le loro infinite corti. Si sopportavano i vizi di un uomo, ora le gozzoviglie di un esercito. Possiamo rimproverare l’armata di cacicchi da cui siamo assediati? Non se ne può neanche parlar male. Sono più i cacicchi che le massaie col battipanni. La soluzione è la secessione. Creare due nazioni: una per la gente comune, l’altra per i cacicchi. Quando l’economia della Cacicchia andrà a rotoli – cosa che accadrà, considerate le loro incapacità gestionali – spareremo contro i barconi di cacicchi clandestini, negheremo i permessi di soggiorno perché non hanno voglia di lavorare e vengono per delinquere, sorrideremo guardandoli in tv con la pancia gonfia e le mosche negli occhi. Il paese della gente comune avrà una forma di governo mai sperimentata. Dopo la dittatura di uno su molti e l’assolutismo di tanti su tanti, ecco la sintesi perfetta: il regime assoluto di tanti su uno solo chiamato a guidarli. Il responsabile sarà uno. Se sbaglierà, lo si appenderà in piazza, a testa in giù, per sculacciarlo e redarguirlo.

II

Un varietà indisse dei provini. Si presentarono migliaia di persone. Ogni piaga della società – piega, mi correggo – era rappresentata. Tutti in cerca di fortuna. Dopo mesi consumati in selezioni spietate, rimasero in due: un intellettuale e il prestante Ano. Il confronto sviluppato nella sede legale dei produttori non stabilì alcuna supremazia. L’intellettuale prevaleva negli argomenti degni di nota, il vigoroso Ano era imbattibile in tutto il resto. Gli esaminatori decisero di rivolgersi a dei commissari esterni: ispettori del Dipartimento di Proctologia dell’Intrattenimento e umanisti delle accademie. I proctologi, dopo un’accurata ispezione, apprezzarono l’integrità morale di Ano: nessuna traccia di ragadi o emorroidi. Gli accademici ne sottolinearono invece il fascino silenzioso, come del non detto che vorrebbe farsi cogliere. Interrogato da uno scrittore circa l’essenza del contemporaneo, Ano sbalordì la commissione con una sentenza magistrale: la contrazione, a forma di sorriso, dello sfintere. Sia la consulta di intellettuali che i luminari della proctologia optarono all’unanimità per Ano. Come pronosticato dagli strateghi, la trasmissione fece il pieno di ascolti. Il picco di share arrivò durante un confronto sulla capacità dei media di migliorare la società. Cercando di proferire parole ponderate, Ano fu colto da un brusco attacco di tosse petodefecante. Le telecamere vennero travolte dalla merda. I telespettatori, sorpresi, aprirono la bocca bramosa.

III

Questo è un romanzo di successo. La frase precedente è l’incipit. Faccia attenzione, si lascia leggere d’un fiato, altrimenti non sarebbe un gran romanzo, ma una vecchia barba che puzza di polvere. La narrazione scorre. Non si fermi. Non cerchi di capire riflettendo. Ogni frase di quest’opera – che sarà premiata a più riprese e dovrò disseppellire dalle targhette – una volta letta è letta per sempre, mai più bisognerà buttarci sopra gli occhi. È un gran romanzo talmente grande che non c’è bisogno di leggerlo più di una volta, perché tutto è chiaro sin dall’inizio. Non ci sono più livelli di lettura. Un’opera di successo non si permetterebbe mai di tener nascosto qualcosa. Con impegno, ogni anno che passa, mette in mostra onestamente il proprio nulla. È un gran romanzo, talmente grande da pesare due chilogrammi, così leggero da non pesare in testa con strane riflessioni. È un po’ radical, un po’ chic, a volte radical chic. È attento al sociale mentre strizza l’occhio ai potenti. Usa un linguaggio politicamente scorretto, ma in maniera corretta. È un volume già digerito e defecato. Appena si è seduto sulla tazza, l’ha terminato. Scorre bene. Il romanzo è finito. Le serve ora della carta, che non le manca: ha tra le mani cinquecento strappi.

(Idolo Hoxhvogli)