La rupe nella brughiera. “Cime tempestose” di Emily Brontë

La rupe nella brughiera. “Cime tempestose” di Emily Brontë

25 Giugno 2020 0 Di Gli Epicurei

Questo romanzo su un amore travolgente e infelice – infelice in quanto ostacolato – deve la sua forza alla potenza con la quale è tratteggiato il personaggio di Heathcliff, misterioso trovatello, tizzone che incendia e sconvolge, villain ma allo stesso tempo protagonista, perno su cui ruota il libro.
È il Doppio – di Catherine, che a sua volta ha una “replica” nella figlia Cathy –, come sottolineato del resto dalla divisione della storia in due esatte metà. È l’Orfano, il Bastardo (in ambo i sensi), il Sopravvissuto. È il Soprannaturale, da intendersi come l’ha inteso A.L. Zazo nella prefazione all’edizione Mondadori, ossia come completamento della realtà, che trova una concretizzazione nel completamento dell’amore, dell’altra metà del cuore (la meno dolce, si potrebbe dire ironicamente). È la Creazione: del resto, è lui il plotter principale della storia. È la personificazione del Paesaggio – quindi è la Natura, è il Selvatico, il Rozzo, l’Autentico – contrapposto alla compostezza salottiera borghese, o più precisamente alla compostezza e bigotteria vittoriane, se vogliamo riferirci alla metà del secolo, quando il romanzo uscì, oltre che ai decenni a cavallo del Sette e Ottocento, epoca in cui il romanzo è ambientato. È Tumulto atmosferico (e sentimentale), la Tormenta e il Tormento – wuthering tra l’altro è termine dialettale che rimanda ancora una volta al tema della selvatichezza -, Passione devastatrice. Ma, soprattutto, è quel che dice il suo stesso nome parlante: è una Rupe-nella-brughiera, genius loci come essa suggestiva, inquietante, e come essa ruvida, scabra.
Aveva ragione Bataille, che nel 1957 ipotizzava: «Forse questo amore non era altro che la decisione di non rinunciare alla libertà di un’infanzia selvaggia, non corretta dalle norme della socievolezza e dell’educazione convenzionali, […] sono le condizioni stesse della poesia». Ebbene, anche questo è Heathcliff: la Poesia, vista come contrapposta alla Non-Poesia in questa storia che vive di dualismi.
D’altronde la Zazo, per citare ancora una volta il suo illuminante commento, ricorda che Emily Bronte nasce poetessa, e questo sguardo particolare sul mondo si coglie vividamente, così come una certa, profonda spiritualità, e non solo negli elementi spettrali, tipicamente gotici, che aprono e chiudono il romanzo.
Il sogno di un Fantasma e il fantasma di un’Idea si confondono, sono indistinguibili, ed è nell’inseguimento di questo fantasma che consiste il senso di tutta una vita di un personaggio, Heathcliff, memorabile quant’altri mai.

(Andrea Bricchi)