Spoliazioni: “Quando tutto è detto” di Annie Griffin

Cinque brindisi. Uno per ogni persona che ha portato qualcosa di bello nella vita di Maurice Hennigan: il fratello Tony, morto ventenne a causa della tubercolosi; Molly, la figlia incontrata solo una volta e solo per quindici minuti; la cognata Noreen, rinchiusa in un manicomio per tutta la vita; Kevin, il figlio mai compreso, attaccato ai libri tanto quanto Maurice è attaccato alla terra; e alla fine Sadie, sua moglie, del cui ricordo non può fare a meno.

Gli ultimi due anni sono stati infernali. Sentivo il dolore della sua assenza fin nelle ossa ogni mattina, ogni ora di ogni giorno, mi trascinavo la perdita con me. La cosa peggiore è stata la paura di svegliarmi una mattina e non ritrovarla più nella mia memoria, andata per sempre.

Si potrebbe riassumere così Quando tutto è detto romanzo d’esordio di Annie Griffin, pubblicato in Italia da Atlantide Edizioni.
La trama è molto semplice: un vecchio racconta sé stesso, le difficoltà della vita, le delusioni, i segreti e di rimando le gioie, le soddisfazioni e i successi.
Nulla di nuovo.
Eppure questo romanzo ti rimane attaccato addosso, in qualche modo ti parla, anche se non hai ottant’anni  o un fratello morto di tubercolosi o se non sei stato vessato da bambino da padroni violenti e prepotenti.
Ti parla e tu ti senti quel vecchio seduto al bancone del bar, con tutta la vita sulle spalle e la fatica nelle ossa.
Insomma, anche in questo caso, il merito va a chi scrive che riesce a emozionare con il racconto di una vita normale, di un protagonista, Maurice, che lentamente si spoglia dei suoi ricordi.
E te li butta addosso.

(Valentina Bertolini)

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