Esplorare la poesia 2: Ikkyū Sōjun

Esplorare la poesia 2: Ikkyū Sōjun

18 Giugno 2020 2 Di Gli Epicurei

Una breve pausa tra qui e là
tra la via stagnante e la Via che fluisce
Se piove, lascia che piova!
Se tempesta, lascia che tempesti!

Questo componimento di Ikkyū Sōjun mi sa che me lo tatuo, e rimpiango, una volta di più, di non conoscere il giapponese (che poi potrei impararlo, ma già sto dietro al francese di Claro e altri, facciamo una cosa per volta), per capire e soprattutto sentire il ritmo di questo componimento.
Limitandomi alla traduzione, posso dire che mi ispira e mi piace il modo in cui lo sguardo si unisce con ciò che lo circonda e si adatta alle circostanze, gustandole anche quando non si adattano ai nostri desideri.

Che poi la cosa ganza delle composizioni giapponesi è che molte volte si accompagnano a illustrazioni che non si limitano a riprendere la poesia scritta, esattamente come la poesia non si limita a raccontare l’illustrazione, ma si compenetrano, e allora ti immergi e ti perdi anche tu, e godi dell’immensità che annega il tuo pensiero, e allora, leopardianamente, naufraghi, perché non ne puoi fare a meno, perché è così che funziona la vita.

Il fatto è che trovarsi all’inferno (o qualcosa di simile) e goderselo è l’atto più vivo e vivificante e gioioso e feroce che si possa compiere, e che la relatività estetica e quindi contenutistica di tutta la faccenda è di una portata così stordente che non puoi che accettarla, anzi, non puoi che sposarla, perché trasmette una pace e un’armonia e una gioia tale che porta alla commozione, e alla gratitudine per ogni minima virgola della propria esistenza. Ogni attimo è un regalo, e questo è quanto.

(laChiara)