Bookcrossing anarchico? Sì, grazie (ma con riserva)

Bookcrossing anarchico? Sì, grazie (ma con riserva)

10 Giugno 2020 0 Di Gli Epicurei

Conosco la pratica del bookcrossing da molti anni, e in tutto questo tempo, salvo rarissimi casi, non ho mai visto un bookcrossing fatto con un certo criterio.
La pratica corretta dovrebbe prevedere la registrazione di un libro al sito ufficiale, l’attribuzione di un codice, l’etichettatura ed infine la liberazione dello stesso “into the wild”, cioè la circolazione nel vasto mondo.
Solo una volta ho provato a fare tutto questo, con scarsi risultati.
Bookcrossing ha infine assunto un significato ben preciso nell’immaginario collettivo: “angolo polveroso, ricettacolo di scarti editoriali, vecchi regali di ancor più vecchie zie, testi scolastici, avanzi di traslochi, ecc…”.
L’idea è carina, non c’è dubbio, ma il problema è la qualità e la tipologia, spesso imbarazzante.
Si può trovare davvero di tutto, dal manuale “Uso e manutenzione della motosega” (che ormai è diventato un testo di culto grazie a Fabio Genovesi), a “Brucianti passioni”, da una “Gerusalemme liberata” del 1938 a un sussidiario degli anni ’80.
Lo confesso, ci sono caduta pure io, ed ho deciso di approntare una specie di libreria all’interno del mio negozio e, in maniera autoritaria e assolutamente non deontologica faccio le censure del caso, che poi non sono veri e propri cestinamenti, poiché non potrei buttare via un libro… diciamo che sono abbandoni in bookcrossing altrui.
(Ma non ditelo a nessuno).

(Francesca Maggi)