D’Annunzio e la pubblicità

D’Annunzio e la pubblicità

2 Giugno 2020 2 Di Gli Epicurei

Tra Otto e Novecento, diversi scrittori si occuparono anche di pubblicità, ponendola in stretto rapporto con la letteratura. Si possono ricordare  Fernando Pessoa, Grazia Deledda, Matilde Serao, Luigi Pirandello,  Giosuè Carducci, James Joyce, Gabriel Garcia Marquez e Paulo Coelho.  

Tra gli scrittori italiani un posto particolare ha uno straordinario precursore di gusti e tendenze come Gabriele D’Annunzio, (Pescara 1863 – Gardone Riviera 1938), che se ne occupò nel periodo successivo alla Prima guerra mondiale. Egli ispirò, per esempio,  la comunicazione e poi la pubblicità della Fiat: si deve a lui se la parola “automobile” nata di genere maschile, diventò poi femminile. In una lettera a Giovanni Agnelli, infatti, la definì una femmina, in quanto  “Ha la grazia, la snellezza, la vivacità di una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza.” 

 Una storia interessante è anche quella degli ex  Magazzini Bocconi  di Milano, dove venivano venduti abiti preconfezionati: divenuti di proprietà dei Borletti dopo l’incendio del 1917,   furono ribattezzati proprio da D’Annunzio  la Rinascente,  perché proprio come l’Araba Fenice erano rinascenti dalla cenere.  Egli contribuì inoltre al successo delle campagne pubblicitarie della Saiwa, che da piccolo biscottificio genovese si trasformò in una delle principali aziende dolciarie italiane; creò slogan pubblicitari per l’Amaro Montenegro e l’Amaro di Saronno, battezzò col nome di sue imprese alcune linee di profumo come Acqua di Fiume e  i Profumi del Carnaro, curando anche il disegno dei flaconi, delle etichette e delle scatole; inventò infine una profumazione dal nome…. Alalà.

(Elda Mattesini)