La radice di tutte le cose

La radice di tutte le cose

20 Maggio 2020 0 Di Gli Epicurei

Cosa ci facesse Papà con uno studio era sempre stato un mistero, e ti era venuto il sospetto che l’avesse messo su solo per vietare alle persone di entrarci.
“Il computer che fine ha fatto?”
“L’ho smontato e l’ho portato giù”
“E come mai?”
Isabella non ti risponde, e tu, ancora una volta, prendi nota dei suoi capelli stopposi, il viso gonfio e la pella giallastra. Ha messo su un sedere enorme, il che vuol dire che ha di nuovo smesso di fumare, il che vuol dire che a breve, probabilmente, avrà un altro esaurimento. La guardi mentre si muove per la stanza con una confidenza che tu non hai mai avuto, e allora ti senti in colpa perchè negli ultimi anni sei venuta a trovare Papà sì e no alle feste comandate e quasi non ti ricordi dov’è il bagno.

Senti suonare e vai ad aprire a Beatrice, che è venuta ad aiutarvi con le monete; entra e ti dà un bacio veloce mentre si toglie il cappotto, quindi andate allo studio, e tua figlia si guarda intorno e sospira.
“Me lo sono sempre immaginato più grande”
Isabella guarda tua figlia da sotto in su e accavalla le gambe,
“Il Nonno non ti ci ha mai fatto entrare? Figurati, Luigi e Michela stavano sempre qui”
“Diceva che ero una scimmia brutta e curiosa”
Il tuo cuore salta qualche battito.
“Beh, l’Alzheimer…”
Beatrice ti sorride cortese e prende una terza sedia, e tu ti senti in imbarazzo, perché Papà sarà pure morto, ma il tuo dovere resta quello di abbozzare, tra tua sorella che ribadisce le gerarchie e tua figlia che butta fuori quella disparità di trattamento che era sotto gli occhi di tutti ma nella bocca di nessuno.
Adesso è lei che riprende le redini della questione.
“Allora, le monete. L’ho detto a mamma, lo dico anche a te: io non sono in grado di fare una valutazione. Sono un’appassionata e non una professionista, al massimo posso darvi un contatto di qualcuno che ne sa più di me. Mamma mi ha detto che vi interessa giusto avere un’idea della collezione del nonno”
“E non puoi prenderne pezzi”
Alzi gli occhi al cielo e le altre due ti ignorano, sei anche troppo contenta che Beatrice non abbia tirato fuori una risposta delle sue. Prendi le teche, ti siedi e le metti davanti a tua figlia, che le guarda con attenzione. Isabella si è rifiutata di aprirle. Che cosa abbia in mente di farci, con le monete, con il computer e con le altre cose di Papà, solo il cielo lo sa. Sospiri, perché ti si prospettano tempi difficili. Pensi che sarebbe bello avere un alleato, ma sei sola, anche con Beatrice i rapporti si sono raggelati con il passare degli anni. Ti consola il pensiero che è distaccata e formale anche con suo padre.
“Sembrano tenute bene, ad occhio e croce, ma non c’è nessun pezzo eclatante. Non credo che possiate farci poi molto, se non proseguire la collezione. Sono più o meno i pezzi che ho anche io, forse ho anche qualcosa che lui non aveva”
Guardi Isabella, che non dice niente, sembra solo aver fatto un passo in più verso il tracollo. Beatrice vi dà il numero di telefono del suo amico esperto, e tua sorella si gira verso di te con uno sguardo che dice ne parliamo dopo, e tu lo sai di cosa parlerete: del fatto che Beatrice mente, che lì ci sono sicuramente dei pezzi importantissimi, e che non si devono fidare a chiamare il contatto di Beatrice. Soprattutto, che lei non si deve permettere di sminuire le cose di Papà.
Beatrice intanto si alza e va verso l’ingresso per mettersi il cappotto e andarsene. Dà un bacio veloce a te che la stai accompagnando alla porta, e non saluta Isabella. Non ti chiede neanche se vuoi un passaggio in stazione, o prendere un caffè insieme, o cose così: sa già che tu dovrai restare con Isabella a parlare delle cose di Papà e delle cose da fare, ed è chiaro che lei non ci vuole entrare. La saluti, e una volta richiusa la porta vai in salotto e ti metti seduta sul divano. Isabella ti raggiunge, si appoggia allo stipite della porta e ti guarda a braccia conserte.
“Ti interessa il divano? Prima dobbiamo farlo valutare e poi vediamo la lista dei beni”
Non sospiri, perché questo significherebbe una guerra, ma ti chiedi se, quando e dove ti sei persa, e se ha senso cercare di ritrovarti.

(laChiara)