Sexting ai tempi della quarantena

Sexting ai tempi della quarantena

16 Maggio 2020 0 Di Gli Epicurei

“Tutto è energia, sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà” lo diceva Einstein e noi abbiamo seguito il suo consiglio alla lettera.
Il mio nome è Saky e sono stata la proprietà virtuale di Mio Signore.
L’ho conosciuto durante la quarantena, attraverso un social. Ha cominciato a messaggiarmi dopo un post che ho pubblicato e non ha più smesso di scrivermi. Ha voluto sapere molto di me. Stranamente mi sono fidata, ho sentito che potevo farlo.
Io stavo vivendo il mio memento mori e lui è capitato nella mia quotidianità come un elisir di benessere che mi ha distolto per un po’ dalla frustrazione che questa solitudine anti contagio mi stava dando.
Sono una schiava in cerca del suo padrone. Con lui è stato una specie di affido temporaneo a distanza.
La clausura depotenziata dalla realtà virtuale.

Non abbiamo mai nascosto l’uno a l’altra la passione per il sesso. Abbiamo una fantasia vasta e ben sintonizzata. Le nostre antenne si sono captate reciprocamente creando una frequenza che si è ampliata al punto che una sera, lui da gentiluomo quale è, mi ha fatto un regalo. Anzi, direi il regalo che ogni sottomessa vorrebbe. Scegliere il proprio nome da schiava. Ed eccolo, Saky. E tutto on line.
La linea erotica del sesso non è più un filo rosso ma un pallino verde che ti connette e ti fa strizzare le cosce.
Mi fece una serie di domande per testare il mio grado di sottomissione e poi cominciò ad accudirmi da lontano. Lui arrivava sempre con il buio. Come fanno le eminenze grigie si aggirava nelle segrete degli algoritmi dell’applicazione che utilizzavamo per chattare. Avevo il permesso di rivolgermi a lui come Mio Signore, senza il suo consenso non potevo neanche pensare.
Mi eccitavo tantissimo quando comandava i miei movimenti. Le mie mani erano le sue e guai a me se mi procuravo piacere senza che lui ci fosse. I miei giochi erano i surrogati del suo pene duro. Mi arrivavano immagini di un missile con quelle vene rigonfie di sangue arrabbiato. Se lui si eccitava era solo colpa mia, ero la causa del suo piacere. Se io mi eccitavo era solo perché lo decideva lui. Non potevo neanche bagnarmi se lui non voleva. Se facevo la disobbediente mi puniva non evocandomi o peggio ancora mi faceva eccitare ma non toccare. La nostra mente creava un linguaggio carico di eros ma privo di volgarità ed era talmente stimolante e pieno di sesso che il desiderio si masturbava e raggiungeva orgasmi da bocca asciutta.
Nonostante la separazione a causa della distanza e della quarantena stessa abbiamo dato vita a un tipo di sesso, non esclusivo, ma degno della quinta dimensione, dove il tempo e lo spazio non esistono, solo le proprie energie alla velocità del 4G.
Dr. sesso distaccato, medico della solitudine.

(Saky Fairytale)