Crash!!

Crash!!

6 Maggio 2020 0 Di Gli Epicurei

Ho provato tre volte a vedere Crash di David Cronenberg e non sono mai andata oltre i venti minuti. Forse, e dico forse, la prima volta sono arrivata ai venticinque. Ci pensavo mentre scrivevo il pezzo sulla difficilissima visione di Tetsuo e il senso di sovrastimolazione che quel film mi procurava, e quindi, adesso, eccomi qui a fare un tris di Decamerone e a raccontarvi questo rifiuto di visione.

Crash è tratto abbastanza liberamente dall’omonimo romanzo di Ballard (interpretato da un ansimanteorgasmico James Spader) che, assieme alla moglie (un’ansimanteorgasmica Deborah Kara Hunger), dopo un incidente automobilistico, si trova coinvolto da un tipo, Vaughan (un ipereccitato Elias Koteas) che si gasa davanti agli incidenti mortali.
Il libro è stato il mio secondo Ballard dopo La mostra delle atrocità, e non ne ho un ricordo ben preciso, se non come di una riflessione intelligente quanto risaputa su Eros e Thanatos su cui Cronenberg, giustamente, ha inserito il suo tema prediletto, ovvero l’innesto (nel trailer di vedono chiaramente protesi, ferite vaginali eccetera), ma il tutto mi è sembrato una cosa talmente costruita e forzata da essere fastidiosa.
E la cosa interessante (e il motivo per cui ne scrivo qui) è che se cerco di definire il fastidio che mi provoca il film mi viene in mente un odore: quello del bagno di un garage di Firenze, ovvero un misto di piscio, umido e abbondanti dosi di disinfettante.

Nell’incidente che dà il via al film (dopo una veloce panoramica sull’annoiata vita sessuale dei coniugi Ballard) vediamo il corpo di un uomo che sfonda il parabrezza della macchina del protagonista (innesto fisico) seguito dalla scioccata moglie del morto (interpretata da Holly Hunter che per una volta ha un taglio di capelli che le sta benissimo) che si strappa la camicetta scoprendo i seni, e in quel momento ho sentito uscire da Hunter un profumo che detesto, ovvero lo ylang-ylang, frammisto a sudore e alito cattivo. Niente sangue, niente le lamiere, niente metallo incandescente, solo ylang-ylang, sudore stantio, alito cattivo, dopo puzza di garage marcio.
E per me il film finisce lì, a conferma del fatto che la mia immaginazione sensoriale è forse un tantinello esagitata.

(laChiara)