La gallina di Aristotele

La gallina di Aristotele

5 Maggio 2020 0 Di Gli Epicurei

Monastero di Vavario, 1378 A.D.
Berardo entrò in convento all’età di tredici anni. All’epoca era piccolino, pallido e smunto, taciturno, e pauroso di tutto. In quanto ultimo membro della congregazione era stato destinato alle occupazioni più umili, fra cui la cura la di polli e conigli. Ogni mattina, ancor prima dell’alba, si recava nel pollaio, e, con estremo disgusto si accingeva all’ingrato compito di ripulire il pavimento dalla vischiosa e nauseabonda cacca di gallina. Gli escrementi dei polli, oltre ad essere difficilmente rimovibili, avevano un odore che a Bernardo faceva venire in mente l’Inferno. Quando il gallo lo fissava con quegli occhietti innaturalmente inespressivi e al contempo minacciosi, ne provava un sacro terrore. Come se lo strazio non fosse stato sufficiente, spesso Padre Anselmo, durante le sue passeggiate mattutine, veniva a fargli visita, e lo tormentava con i suoi motti di ingegno e le sue frasi argute e spiritose: “Bernardo, se tu sei un vero saggio, rispondi alla mia domanda. È nato prima l’uovo e la gallina?”. Dopodiché se ne andava compiaciuto, bofonchiando fra di sé e ridendo sotto i baffi. Bernardo non capiva il senso di questo motteggiare, e ne era piuttosto frustrato.
I conigli erano tutta un’altra faccenda. Erano mansueti, caldi, i loro occhi erano dolcissimi. La cacca del coniglio non ha nessun odore particolare. Una volta provò a mettersi una pallina proprio sotto il naso, ma sentì solo odore di erba, di campagna, gli ricordava casa sua, la fattoria, il nonno. Era un odore buono. Ecco: i conigli erano buoni e le galline cattive. Eppure erano entrambe creature di Dio.
Nel tardo pomeriggio gli era concesso esercitarsi alla scrittura, ricopiando su scampoli di pergamena alcune frasi che Anselmo incideva su tavolette di cera. Spesso erano parole a caso, la cui ricopiatura era funzionale all’esercizio della calligrafia. A volte però erano frasi intere, frasi belle e importanti di padri della chiesa o filosofi antichi. Una di queste frasi lo colpì in maniera particolare: “Dio è il primo motore immobile”. Quelle parole gli rimasero in testa per giorni. Che cos’è un motore? È qualcosa che muove senza muoversi. E come ci riesce? Da dove nasce questo motore? Nella sua ingenuità di bambino, che in fin dei conti è la vera saggezza, capì che non si può rispondere a questa domanda. Il motore immobile esiste e basta. E di conseguenza esiste il mondo, e tutti gli esseri viventi che nascono, si trasformano e muoiono. Così la trasformazione dell’uovo in gallina presuppone che esista una gallina originale, unica e immutabile. Era arrivato alla soluzione dell’enigma! Felice, entusiasmato, e con un moto di rivalsa, con il cuore in gola corse da Padre Anselmo.

(Francesca Maggi)