L’odore immaginato

Tetsuo è un film di Shinya Tsukamoto del 1983 di cui si potrebbe scrivere e parlare per decenni, come in effetti è stato fatto; da parte mia, posso solo dire che è un film di cui riconosco e apprezzo la potenza e il fascino e le trovate eccentriche (la mitica trivella pelvica su tutte), ma che trovo estenuante a livello sensoriale.
Il fatto è che il film lavora in maniera così intensa sul corpo e sugli innesti che mi sovraeccita, e senza darmi quegli appigli classici (una trama, dei personaggi con delle caratteristiche definite) che mi aiutano a mantenere la concentrazione ben diretta. Certe volte penso che quello che mi ha fregata è aver scoperto Tetsuo troppo tardi, ma nonostante ciò, sono convinta che sia un film che tutti dovrebbero vedere una volta nella vita, ergo lo posto qui, a conclusione del pezzo.

Tornando alla faccenda della sovrastimolazione sensoriale, volevo fermarmi al prologo, nello specifico a quelle inquadrature di circuiti e metallo e fumo che precedono il titolo di coda. Ecco, io di quelle macchine, di quei meccanismi (che non so se si possono chiamare motori, ma i prendo una licenza poetica e li considero tali), di quel fumo, di quella musica, di quel bianco e nero ho sentito l’odore, un odore estremamente simile a quello del sangue e del piscio, un odore organico, un odore di potenza, un odore freddo, un odore pronto a scattare, a invadere, a sbranare, a distruggere e a ricreare.

(laChiara)

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