Ansie da libro: quello che gli autori e gli editor non (si) dicono

Ansie da libro: quello che gli autori e gli editor non (si) dicono

25 Aprile 2020 0 Di Gli Epicurei

Introduzione.
Inviare un testo, pubblicare un libro, significa per un autore esporsi a un giudizio, a una valutazione: a quella del redattore innanzitutto (che nel migliore dei casi farà delle “correzioni” e che nel peggiore lo “boccerà”), poi a quella del pubblico, che (a cominciare dalla cerchia di colleghi, amici e parenti) esprimerà un consenso o un dissenso, e poi ancora al vaglio del recensore, che consiglierà o sconsiglierà la lettura dell’opera. Dinanzi a questo scenario fatto di lodi e biasimi, gratificazioni e mortificazioni, il risveglio dei traumi scolastici è dietro l’angolo: ecco allora riaffacciarsi la paura di fare brutta figura, la voglia di fare bella figura, le incertezze e l’impazienza. Insomma, anche per il più maturo degli individui, la tremarella è la prima e più naturale reazione allergica. Che sia un medico o un avvocato, una professoressa o un giornalista, dal momento dell’invio dell’opera l’autore assume, nel bene e nel male, i toni del bambino. A volte prepotente e capriccioso, tanto che lo prenderesti a schiaffi, altre timido e impaurito, tanto che ti tocca rassicurarlo e incoraggiarlo. In questo miscuglio di antipatia e tenerezza, sopportazione e battibecchi, avversione e benevolenza, la relazione tra editor e autore si gioca su un filo sottilissimo in cui, per mantenere l’equilibrio, tanto si dovrà dire ma tantissimo si dovrà tacere. Ma cosa passa, di grazia, per la testa di costoro? Beh, vediamolo subito, attraverso una pinacoteca di alcuni tra i più diffusi “casi editoriali”!

1) Lo stalker (“Adesso mi ingrazio l’editor”)
AUTORE: Oddio, l’editor ha in valutazione il mio romanzo, speriamo bene! Ma perché non mi risponde? Gliel’ho inviato un’ora fa! Secondo me non gli sta piacendo… e per forza, me l’avrebbe già detto sennò! Che faccio? Glielo chiedo? Adesso controllo un po’ il suo Facebook… NOOO! Ha scritto un post polemico contro i brutti libri! Parla di scrittura selvaggia, lo sapevo, si sta riferendo a me! Che posso fare perché la valutazione cambi da negativa in positiva? Ecco, ci sono! Adesso lo tempesto di Like, e poi lo aggiungo anche su Instagram. Domani invece lo contatto su WhatsApp: gli mando un lungo vocale in cui racconto i fatti miei, così me lo faccio amico e non potrà più rifiutare il mio libro! Evviva!
EDITOR: Toh, qualcuno ha messo un Like al mio post su Claudio Magris e la scrittura selvaggia, chi sarà? Ma porc… arieccolo! Stai certo che tra due minuti mi arriva un messaggio fintamente disinvolto, del tipo “Come va? Bello il tuo post, la penso anch’io così”, e al mio silenzio seguirà un goffo “Che stai leggendo di bello?”. Ma mannaggia a me, che l’ho aggiunto pure a questo! Ho pensato che essendo un avvocato… Ma che avevo in testa? Si vedeva dalla faccia che era uno ansioso!

2) Il pasticcione (“Il mio libro non è finito ma voglio che lo approvi”)
AUTORE: Il mio romanzo zoppica un tantinello, quindi adesso faccio così: prima di fargli leggere il testo gliene parlo in astratto, poi gliene manderò un pezzettino soltanto, che gli copincollo nella chat di Messenger, poi un altro pezzettino ancora, poi una bozza di sinossi in cui spiego come finisce la storia, e intanto gli ripeto ogni volta quanta emozione e quanta sofferenza ci sono dietro la mia opera, visto che tutto ciò che ho messo nel romanzo mi è successo per davvero. Così nel frattempo lui si impietosisce e sarà più bendisposto e più clemente! Evviva!
EDITOR: Un altro vocale… 8 minuti… Cazz… Sentiamo che vuole stavolta… Ecco qua, e ti pareva che non… Ma questo davvero fa? Oddio, ma… Ahahaha! Sì, vabbè, ho capito: l’episodio del Samsung caduto nel gabinetto è autobiografico, e con ciò? Dico io: anche sorvolando sulla stravaganza di volersi far approvare in fretta e furia uno scritto pur sapendo che è una cagata, e per di più incompiuta, ci vuole tanto a capire che senza il testo non posso fare niente? Ma che vuole questo? Gli do altri due giorni e poi, se al posto dei capitoli mancanti mi manda ancora ’sti vocali, giuro che lo sfanculo. Come dice Cannavacciuolo: Addios!

3) La vamp (“Come ti abbindolo con l’arte della seduzione”)
AUTRICE: Eh eh eh, adesso vedi che bella immagine del profilo, mio caro! Ho visto come mi guardavi in casa editrice, sai? Ecco qui un bel selfie… Fatto! Non mi resta che… No, un momento, meglio stringere di più le braccia per far salire le tette un altro po’, e… perfetto! Adesso ti lascio pure un commento così sono sicura che mi noti…
EDITOR: Ma… AHAHAHA!!! “Bel tenebroso…”, ma dove? Pure l’occhiolino, Gesù! No, che disagio… Aspetto domani e poi cancello il commento dalla foto. Era da un po’ che non mi capitava la vecchia erotomane in effetti… Poi, per carità, sembra pure una brava donna, ma poveri alunni suoi! O forse è in pensione? Non ricordo… Ha detto che insegna o che insegnava? Vabbè, chissene… Speriamo che almeno il suo libro sia valido. Anche se, oddio, già dal titolo… “I cento cuori di Yvonne”…


4) Il furbacchione (“Come ti strappo un Sì bypassando la valutazione”)
AUTORE: No, l’e-mail meglio di no, lo chiamo direttamente così ottengo un riscontro immediato, come francamente credo pure di meritare. Questa cosa infatti la voglio concludere ADESSO, mi serve saperla SUBITO. E meglio ancora se lo colgo alla sprovvista mentre sta cenando o facendo la spesa: sarà più difficile per lui controbattere e sarà più facile per me che mi dica di sì. Evviva!
EDITOR: No, ma che bastardo! Stavolta lascio squillare, non rispondo, non me ne fotte proprio. Solo perché l’altra volta mi ha strappato quel “Si, sì, va bene”, adesso crede che il testo sia approvato. Stavo cucinando, cazzarola! Sentilo, come squilla… A quanti saremmo arrivati? Dodici squilli? E uno così aggressivo tiene pure dei seminari sul controllo della rabbia? Psicologo di questa minchia, che vuoi? Vade retro! La mia e-mail ce l’hai. Scemo io a dare pure il numero alla gente, ma sembrava così pacato e gentile… Continua pure a chiamare, non me ne frega, tanto non ti rispondo. Al massimo più tardi ti mando io una bella e-mail, così vedi… Ma perché vanno in fissa in questo modo quando si tratta di pubblicare? Manco i bambini dell’asilo! E questo sarebbe il luminare che fa le conferenze in giro per il mondo? Francia, Spagna, America… Un momento… Sta’ a vedere che se il virus… e la pandemia… OMMIODDIO!!!

5) L’autore promosso (“È un’emergenza!”)
AUTORE: Io sono un autore promosso, quindi se chiamo l’editor e gli dico a voce di tagliare a pagina 31 questa frase che a rileggerla mi suona un po’ strana e di aggiungere nelle note biografiche questa nuova informazione, sono sicuro che non lo dimenticherà . Certo, è ora di pranzo, è vero, ma tanto io sono un autore promosso. Ah, sì, e poi per la presentazione: siamo in primavera ma è meglio che gli dica subito, per telefono, che il 19 settembre non so se il relatore può venire e che forse anche per me sarebbe più comodo spostarla al 23, o al 26, però alle 18 e non prima. Ci dobbiamo organizzare in tempo ed è urgente. Anzi, urgentissimo!
EDITOR: «Pronto? Che? Chi? Cos…? Il PDF? Il giornalista? Ma è presto, sto ancora correggendo il primo capi… Come hai detto che è la mail del relatore? Bernardo Beltrandi? Ah, no… Beltrando chiocciola? Che cosa a pagina 21? 31? Non va bene la frase? La parte in cui Attilio è in cucina? Ah, dalla cugina? Sì, sì… mi ricordo! Guarda, sto andando proprio adesso in casa editrice, sono per strada. Tutto chiaro, appena mi metto al pc… Ciao, sì, anche a te. Ciao». Boh! Ma che è stato? Questo mi rincoglionisce che neanche a mettere la testa nella lavatrice!

6) Il matusa (“Che cos’è un computer?”)
AUTORE: (rivolgendosi alla sessantenne direttrice della fiera) «Scusi, signorina, mi può accompagnare allo stand che cerco? Solo che non ricordo il nome della casa editrice». (Un’ora dopo, giunto a destinazione) «Ah, carissimo! Eccoci qui finalmente! Mi ero smarrito nei corridoi di questo labirinto. Le ho portato l’introduzione che ho scritto: volevo mandarla per fax, ma poi ho pensato di velocizzare la cosa».
EDITOR: (vedendolo estrarre un foglietto scritto a penna, comincia a cacciare fumo dal naso e bava dalla bocca) «Va bene, grazie».

7) Il prepotente (“La precedenza a me!”)
AUTORE: Telefonando sia in casa editrice e sia al numero privato, e standogli sempre col fiato sul collo, sarò io a decidere quando deve lavorare al mio libro, eh eh! Perché io, che ho fatto carte false per vincere il “Premio Città di Pollena Trocchia”, la precedenza sugli altri me la prendo con la forza! Evviva me! Evviva!
EDITOR: Seee, come no! È arrivato “Il gladiatore”! Non sarà MAI un autore, per quanto prepotente, a dirmi quando devo fare cosa. E certo, adesso faccio decidere a te! Ci manca solo questo! E che sono? Coglione proprio? Chiedermi di stringere i tempi può farlo semmai l’editore. Ma di che si preoccupano tutti quanti? Si può sapere? È ovvio che le valutazioni le faccio e le revisioni pure, è il mio lavoro, mica mi devi controllare tu? E se proprio vuoi asservirmi, allora sbatti contro un muro. L’atteggiamento muscolare tuo porterà solo a una reazione dura e perentoria da parte mia. Così impari! Tiè!

8) La tenera (“Posso? Disturbo?”)
AUTRICE: E che significa adesso questa cosa? Questa cosa qui, del contratto… Non ho capito bene, accipicchia! E ora? Ma anche l’altro giorno… Non mi è stata del tutto chiara quella faccenda della copertina, solo che mi pareva brutto obiettare, del resto io non sono pratica: avrà ragione lui e torto io, credo. Idem per la questione dell’evento… Solo che adesso ho detto di sì, che l’avrei fatta io questa cosa, però non so cosa mi tocca fare visto che non ho capito! Che faccio? Domando? Ma non so se posso, mi è sembrato così impegnato! E se poi lo disturbo?
EDITOR: Accidenti, questa qui mi fa una tenerezza infinita, ma sembra pure un po’ scemina! Perché non mi ha fatto notare l’errore? È chiaro che se n’è accorta ma che non me l’ha voluto dire per educazione! Per forza! Le ho mandato per sbaglio la copertina di un altro libro e mi ha detto che andava bene! Ma non vedi che il nome dell’autore…? E che il titolo…? Vabbè, vabbè! Ma porca miseria! O narcisisti o inibiti! O perversi nell’anima o paurosi a quarant’anni! Non sia mai che me ne debba capitare uno NORMALE, eh?

9) Lo psicopatico (“Qui comando io e si fa come dico io!”)
AUTORE: Sì, ho capito perfettamente il ragionamento, ma devo spuntarla io lo stesso. Anche se il mio libro non piace a te, non è poi così rilevante, visto che una volta Alba Parietti mi ha fatto un sacco di complimenti per come scrivo, eh eh! Perché io, che sono amico di Corrado Augias e di Milly Carlucci, i miei libri me li approvo da solo! Perciò insisto in ogni caso e ti presso più e più volte al giorno, anche nei weekend! Così vinco io per forza! Evviva!
EDITOR: Ecco un altro spostato che crede di aggirare l’ostacolo… Ma sai che ti dico? Non penso proprio. Se già telefonare in casa editrice non ti è servito a molto, figurati se può servire a qualcosa insistere così tanto, importunandomi al numero privato e sui social. Semmai ti blocco da tutte le parti, questo sì. Evviva!

10) Conclusioni.
Vuoi fare lo scrittore ma scrivere un’e-mail è per te la peggiore di tutte le sventure? Vuoi fare lo scrittore ma parli molto più di quanto scrivi e leggi? Vuoi fare lo scrittore ma un po’ di attesa ti snerva? Vuoi fare lo scrittore ma percepisci le osservazioni al testo come dei complimenti o degli insulti personali? Vuoi fare lo scrittore ma hai paura di tutto ciò che comporta fare lo scrittore? Benissimo, in questo caso la valutazione dell’editor è: NON fare lo scrittore.
Se invece non vuoi rinunciare così presto ai tuoi sogni di gloria, allora impara a controllarti e ricorda soprattutto che: non devi fare NIENTE. Il testo l’hai inviato, adesso dedicati ad altro. Solo quando sarai riuscito a non infliggere a terze persone l’assillo delle tue paturnie e delle tue ansie inutili, solo quando sarai riuscito a vincere l’impulso di contattare i redattori più spesso di tuo marito, tua moglie o tua madre, allora potremo finalmente esclamare insieme: EVVIVA!

(Andrea Corona)