La nonna Raffaella

La nonna Raffaella

15 Aprile 2020 0 Di Gli Epicurei

La parola cibo è indissolubilmente legata al ricordo della nonna Raffaella.
Nella foto è quella che sorregge con malcelata noncuranza una paffuta e compiaciuta duenne.
Bel tipo la Raffa!
Mi ha tiranneggiato per un trentennio, fino a quando, emancipandomi assai tardivamente, sono diventata l’adulto di riferimento di me stessa.
Me la rivedo fare qua e là con le borse della spesa, serva e padrona al contempo, ci governava con quella dedizione non richiesta e per questo forse ancor più egoista.
Incapace di qualsiasi dimostrazione d’affetto manifestava il suo smisurato amore per noi con azioni concrete.
Una di queste era cucinare.
Quando impastava la pasta per la pizza del sabato sera, quel sabato diventava sempre “il sabato del villaggio”.
Insieme a farina, acqua e lievito mescolava i racconti dell’infanzia al Loghetto, del fratello disperso in Russia, della guerra.
Come tutte le persone che avevano patito la fame rifiutava categoricamente il pane nero, diventato in quegli anni a suo parere un’assurda moda salutista.
Non mi ha mai insegnato a cucinare, ma oggi ritrovo nei miei gesti i suoi.
I piatti della tradizione, i tordelli, i matuffi, le torte di Pasqua, sono l’eredità immateriale che un giorno pure io tramanderò a mia figlia.
Ma non le insegnerò mai nulla.
Solo un giorno, forse, troverà me nei suoi gesti.

(Francesca Maggi)