La violenza DEFINITIVA

La violenza ha molte declinazioni, soprattutto in questi giorni di delazioni telefonate avvistamenti di gruppi di gente che crede di vedere la luna nel proprio dito, per non parlare di quelli che siedono alla destra dell’Onnipotente su scranni e troni e sentenziano di scienza anche se non la conoscono, ma la violenza verbale, la violenza di giudizio, la violenza dell’ignorante che dice all’altro di essere ignorante della maestra che insulta il professore, dell’ingegnere che insulta l’architetto, questa la stiamo conoscendo in profondità. La violenza del pensiero unico che si sta facendo largo a grandi passi. La violenza dell’abbrutimento per cui la mia misura vale più della tua e te lo grido dalla mia tastiera. E ti insulto perché tu non capisci un cazzo.
Violenza contro di noi se non manteniamo la nostra umanità, la nostra empatia, la nostra intelligenza, la nostra cultura democratica, la coscienza civile e sociale, il nostro fragile e precario equilibrio psicologico, noi che siamo i cittadini su cui è caduta la maggiore responsabilità perché da subito andavano protetti e in primo luogo coloro che lavorano in ospedale e che possono contagiare la madre il padre il fratello e da casa poi vanno al supermercato e in fila alla posta e via discorrendo. E chiudere tutto e tutti in botta unica che lo stillicidio è stata la peggior violenza. Altro che passeggiata in solitaria con cane o senza cane. Violenza è sentire che manca tutto.
La violenza della frustrazione e del dolore protratti.
La violenza di chi è nato senza corazza e si difende con la violenza: la violenza degli offesi.
Violenza è una parola che in realtà sulle prime ho scelto per come mi suona all’orecchio: inizia con Viole, che sembrano quasi rose, poi in mezzo c’è la N, sospesa, sembra che la dentale debba rimanere attaccata al palato, qui indugia, e invece poi cade di botto su Za, za è un suono forte, aperto, definitivo.
Za za za
E ci ha fottuto.

(Dafne Munro)

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