Tortura

Tortura

8 Aprile 2020 0 Di Gli Epicurei

Tempo fa avevo proposto (scherzando, naturalmente) Audition di Takashi Miike come film di San Valentino, e allora la voglia di rivederlo mi è venuta davvero, e allora me lo sono rivisto per la decima volta o giù di lì; oltre a ciò, nel cercare per l’ennesima volta un tentativo di spiegazione per le scene oniriche che anticipano il Gran Finale, sono incappata su YouTube nella scena della tortura, in italiano e integrale (la linko qui ma non la posto, perché fa venire i brividi), e ho notato due cose: 1) un tipo che ha commentato che da una gnocca di quel tipo si farebbe fare di tutto (e sarei curiosa di sapere cosa penserebbe Miike a tal proposito) e 2) il kiri kiri kiri di Asami viene tradotto in italiano con più giù più giù più giù, mentre in inglese suona deeper (più profondo) deeper deeper.

Allora mi è venuto in mente che effettivamente i protagonisti Asami e Ayoama sì, soffrono entrambi di solitudine, ma lei, per quanto malata di mente e fuori di testa, cerca un veicolo di comunicazione o addirittura di comunione, mentre lui no, semplicemente vede in lei il tassello mancante per affrontare una vecchiaia perfetta. Insomma, in fin dei conti lui non è meno inquietante di lei, anzi, il processo di reificazione (il rendere un essere vivente oggetto) si compie più nel rapporto lui nei confronti di lei che viceversa, perché Asami tortura il corpo per arrivare alla persona, addirittura corpo e persona per lei coincidono: lei cerca qualcuno che la ami tutta intera e in esclusiva (e letteralmente smembra l’altro per arrivare a questo obiettivo, al nucleo assoluto della relazione), mentre lui cerca solamente un pezzo per completare la sua vita, un pezzo che lui contempla solamente in relazione a sé, ai suoi bisogni e ai suoi desideri, tanto che basta un’audizione farlocca per soddisfare le sue aspettative (una scena che si guarda ghignando, perché se da una parte è molto molto comica, dall’altra l’idea che questa tipe si esibiscano e si espongano totalmente per un progetto che è una truffa bella e buona mina molto l’immagine di brava persona malinconica che fino a quel momento abbiamo avuto di Ayoama).
In tutto questo, Asami arriva come un’apparizione algida, gentile e sottomessa, per poi trasformarsi ed astrarsi in puro sguardo, rivelarsi individuo avulso dal suo stesso corpo, un corpo che ha imparato a conoscere, appunto, attraverso il dolore. Dolore che ora impone agli altri, come a portarli a contatto con la parte più intima (kiri, deeper, più giù) di sé stessi, ovvero animali mutili, agonizzanti e proni al dolore.

E alla fine mi chiedo quanto il tipo che commenta che dalla splendida Asami si Farebbe fare di tutto dica sul serio, e contemplo la grandezza e l’abisso che questo tutto comporta.

(laChiara)