Non chiamatelo bondage

Non chiamatelo bondage

7 Aprile 2020 0 Di Gli Epicurei

Non mi piace utilizzare la parola bondage. Perché la lego ad una corrente sessuale piena di contraddizioni e atti di prepotenza. Per me, gli aspetti di dominazione e sottomissione sono due ruoli che costituiscono un’arte antica e pura che proviene da un’energia arcaica, fatta di azioni sacre e cerimoniali. Il fatto di essere poliamorosi o no non lo approfondisco, ma rimarrò sulla classica dualità.

Il posto più sicuro al mondo non è tra le sue braccia, è tra le corde che avvolgono il corpo di chi si concede. I nodi sono i sigilli che, attraverso la pressione sulla pelle, andranno ad attivare i meridiani che percorrono l’intero tessuto connettivo. Sono legami esclusivi che la persona dominante utilizza per avvolgerti in un bozzolo, come quello che custodisce il bruco. E come il bruco, anche chi è sottomesso quando verrà liberato da quella protezione spiegherà le ali e volerà. Sulla pelle rimarranno i segni, gli stessi che disegnano le ali delle farfalle. Non c’è costrizione, non c’è abuso.

Chi si pone dominante davanti a te con lo sguardo entra nei tuoi occhi attivando un incantesimo potentissimo che si diffonde per tutto il corpo. Si impossessa del sistema nervoso e attraversando la colonna vertebrale si insinua nei canali che collegano ogni parte del corpo. Entra negli organi, ecco cosa fa la persona che domina.
Chiama il tuo alter ego dalle profondità della tua anima e con un solo gesto lo prende e lo fissa nel punto esatto del pianeta in cui vuole che stia. Ed è una sola voce che riesce a strappare via quella cosa nascosta nelle segrete del tuo cuore. Esso la riconosce e pulsando sangue diventa il suono che le fa da padrona. Se hai fortuna, diventa quella per la vita, la tua soulmate.

Il compito di chi si sottomette è semplicemente l’assoluto piacere della persona che domina. E’ un rituale che richiede cura. Hai davanti a te una guida che ti trasporta dove vuole senza guidare alcun mezzo. Le sue mani sono sempre sul tuo corpo, la sua maestria riuscirà ad insegnare ad eseguire la perfetta danza tra dominare e assoggettare. Una danza complicata che richiede tempo, devozione e fiducia.
La tua libertà diventa sua, le tue ribellioni diventano punizioni. Ci possono essere punizioni anche senza un giustificato motivo, i tuoi pugni vengono chiusi e bloccati. Non ti è permesso guardare, parlare o esprimere il tuo piacere se non c’è consenso. La resilienza tanto agognata nella vita, diventa la base di questa pratica che si muove sinuosa tra due materie. Il tuo corpo non ti appartiene più, è suo e il piacere nel donarsi con tutta la propria devozione è autentica estasi.

Non bisogna focalizzare il pensiero sulle proibizioni o sui castighi che questo comporta perché non essendo vissuto come un disagio non provoca alcuna preoccupazione o brutte emozioni, anzi, diventa un modo utile per imparare ad osservare senza giudicare. Il punto focale è il potere che ha chi si sottomette. E’ la causa dell’estremo piacere dell’altro. Diventi la sua proprietà più preziosa, una pietra rara che ha bisogno di cure perché non muoia. Un’erba curativa. L’alchimista che riesce a trasformare la fisiologia dell’attività ormonale in un calore che invade ogni parte del suo intero corpo. C’è una grande responsabilità e una grande premura nei confronti della parte dominante.

Chi domina è invece un terapista esoterico che radica l’essere sottomesso al proprio cospetto, riesce a vederne i pensieri e dargli articolazione, a capire che tipo di liquido si è attivato nel tuo corpo attraverso l’odore. E’ un essere che consola la tua parte insicura, che corregge gli errori, che cancella via i toni imperativi. Chi domina riesce ad ammaliare, a trasformare il suono della voce in poco più di un sussurro. Riesce a istruire, a controllare ma soprattutto a mutare l’azione di un atto punitivo fisico in un gesto di una grazia sessuale assoluta. Un movimento rapido e secco che eleva ed evolve il piacere. E’ in grado di lasciarti in un magico limbo di attesa che crea un continuo fremito, un’eccitazione che si perpetua fino al momento del suo richiamo.

Si parla un linguaggio privo di volgarità. Tra i due amanti c’è un profondo rispetto. E’ un ipnosi, una trance, una meditazione vigile ma profonda. Gli amanti sono legati da un filo rosso cosmico che attraversa tutti i tempi, il filo erotico dell’amore sacro. L’unica cosa che può spezzare questo filo sarà inserire il contesto della normale dimensione di vita quotidiana in questa dimensione parallela e dalle pregiate vibrazioni. O la prolungata solitudine di uno dei due.

(Simona Raffaelli)