Il Sottosuolo

Il Sottosuolo

5 Aprile 2020 0 Di Gli Epicurei

Sono solo. Un ricordo ricorrente affiora nella mia mente come l’eterna increspatura di un sasso lanciato tanto tempo fa nelle acque torbide dei miei pensieri. Succede all’improvviso, senza che possa prevederlo o impedirlo. E mi blocco, qualunque cosa io stia facendo. Che sia in fila alle poste, o insieme ad amici, o immerso nella visione di un film. Mi blocco e penso a te, a ciò che mi hai fatto mentre ero inerme e impotente. Allora, una rabbia bruciante pulsa nelle mie vene al posto del sangue, avvelenando il mio cuore. In quel momento, non ho pietà. Solitamente dicono che io sia una persona buona. Sono incline alla comprensione, un orecchio amico per chiunque abbia bisogno di parlare, perfino contrario alla pena di morte per tutta una serie di implicazioni etiche e morali di cui non mi soffermerò a parlare. Dicono che sia una persona gentile. Divido ciò che ho anche quando mi resta poco in tasca, e non mi faccio scrupoli ad aiutare anche un perfetto sconosciuto. In quei momenti vedo solo un essere umano. Ma non tu.
Tu sei una creatura informe, nei miei ricordi e nei miei pensieri. Se l’inferno avesse una personificazione, saresti tu, ed io sarei un eterno dannato plasmato dalla tua infamia. Non so come sarebbe la mia vita se tu non fossi mai esistito. E mi chiedo come tutto questo finirà, se dovrò essere costretto a portare il marchio eterno della rabbia e del rancore, mentre nel resto del tempo sono sentimenti contro cui cerco di combattere. Forse odiare fa parte della natura umana, e tu mi ricordi che sono strettamente radicato a questa natura. Il perdono, lo millanto tante volte. Pronuncio spesso questa parola, qualunque torto mi facciano o qualunque offesa subisca. Ma non per te. Per te non esisterà mai. E mentre lo dico vorrei poter dire che mi dispiace, invece non provo assolutamente nulla se non il gelido, spento vuoto che il tuo passaggio nella mia vita ha lasciato.

(Federica Bertellotti)