Il Re del Mondo

Il Re del Mondo

3 Aprile 2020 0 Di Gli Epicurei

(liberamente ispirato da “Il re del mondo” di Franco Battiato)

Nessuno dà un nome al gallo e alle galline del suo pollaio, neanche i pulcini sono meritevoli di un appellativo, loro che suscitano così tanta compassione quando appena ricoperti dalla loro lanuginosa peluria sperimentano per la prima volta l’equilibrio. Talvolta mi fermo ad osservarle mentre, ordinate, rientrano nel loro alloggio quando a sera il sole scompare dietro i cipressi. Il vento stesso sembra cercare un riparo non dovendo più rinfrescare la mia pelle ed io, con loro, mi avvio verso la capanna desideroso di togliermi gli abiti polverosi e le scarpe appesantite dal fango. Noi uomini conviviamo con questo senso di superiorità verso tutti gli altri esseri viventi che neanche più ci facciamo caso, lo accettiamo senza presunzione ma con la pacata sicurezza di chi non ha niente da temere da quelle creature. L’aver sviluppato questo presunto controllo della coscienza e consapevolezza di sè ci fa dimenticare che lo snodo evolutivo che ci ha visto prendere direzioni diverse continua a seguirci a distanza; talvolta facciamo finta di non vederlo, altre invece ci prende alle spalle e si impossessa della nostra preziosa umanità. Non ho mai dato un nome alle mie galline, non al gallo e neanche ai pulcini ma questa volta, in questa epoca così strana, saranno invece gallo A e gallina E i protagonisti della storia che seguirà.

«Il cielo». Il Re del Mondo volteggia sopra le nuvole a cavallo del suo Pegaso. Da lassù il sole sorge in anticipo ed é la luce, di cui si nutre prima degli altri, che gli conferisce l’autorità della regolazione degli eventi. Non è un arbitrio deterministico il suo, la regolazione del poliedro della morale è un atto casuale. Come il contadino che sparge le sementi sulla terra lavorata, lui dissemina il pianeta di sentimenti estraendoli dallo scrigno delle possibilità che si porta a tracolla. Arriva il bagliore che ci conduce ad un nuovo giorno. Il ventaglio di luce che filtra dal limite visivo dell’orizzonte cattura la mano che estrae la violenza dallo scrigno scagliandola immediatamente verso il basso, a dare nutrimento a quegli animi bisognosi di riempire il serbatoio di ciò che viene creduto essere l’istinto.
«La terra». Gallo A è il veterano del pollaio, il suo universo ha un confine, quella rete in metallo a losanghe intrecciate sono il suo orizzonte più prossimo, un limite invalicabile. Il frutteto al di fuori è una decorazione schiacciata che cambia aspetto e colore nella scansione delle stagioni, ma rappresenta solo l’irrealtà che dà la giusta dimensione di ciò che è tangibile al di dentro della recinzione. Quella realtà fatta di terra smossa, abbeveratoi di acqua turchina e di orzo e mais che non mancano mai all’interno della mangiatoia. Ma Gallo A questo non lo sa e, investito dal quel primo bagliore, si attribuisce l’onore di salutare il nuovo giorno regolando fin da subito le gerarchie di quel mondo che limiti non crede di avere.
«L’accoppiamento». Il corteggiamento ha inizio con l’isolamento della preda dal branco, così Gallo A inizia a girare intorno a Gallina E con rapidi movimenti. Lascia capire alla preda le sue intenzioni e con un ritmo concatenato a tutte le fasce muscolari, che dalle cosce arrivano fino alla cresta, inizia quella danza in cui il suo petto pulsa come se il suo interno fosse abitato da un cuore di elefante. Lei cerca di resistere all’accerchiamento, quasi dovesse rispettare più il rito del corteggiamento che la reale convinzione di potersi opporre al destino della fecondazione. Ad un certo punto cede e retrocede lentamente verso la rete contro cui resta schiacciata dal gallo che le sale sulla schiena e mentre la immobilizza tenendole il collo con il becco manda il suo liquido lungo il condotto che porta alle uova.
«La morte». L’accoppiamento non è senza conseguenze. Gallina E rimane incastrata con una zampa ad un filo metallico della rete di recinzione. Il tentativo disperato di svincolarsi dalla trappola lacera ulteriormente la ferita che inizia a sanguinare. Si alza la polvere mista a piume, che iniziano a staccarsi dalle ali con cui cerca di liberarsi. Il frastuono richiama le altre galline che interrompono la loro eplorazione del suolo alla ricerca di semi dispersi e si dirigono verso Gallina E. E’ il richiamo del sangue, la gelosia verso la preferita, la conservazione della sanità di branco, la soppressione del più debole? Quello che raduna tutto il resto del pollaio sopra E è determinato solo dal Re del Mondo che da lassù osserva senza giudizio l’effetto del suo agire. Iniziano a beccarla a turno insistentemente nella ferita aumentando la fuoriuscita del sangue ed alimentando ulteriormente la loro sete mentre la gallina, esanime e sempre più schiacciata, vede la sua realtà farsi opaca attraverso i suoi occhi che lentamente si chiudonosi fino al buio completo.
«La pace». Non c’è pietà per il corpo senza vita di Gallina E, che diviene ben presto essa stessa sfondo di quel mondo oltre il quale non si osa guardare. Non c’è rimorso per il seme disperso, la propagazione istintiva segue inconsciamente il rassicurante disegno della statistica. La vita prosegue normalmente all’interno del pollaio, sul far della sera si radunano tutte nell’unico spicchio di terra ancora illuminato facendo quasi trasparire un senso di protezione collettiva ignorato per il resto del giorno. Il sole inizia a scendere più rapidamente fino a che quell’ammasso di piume resta inghiottito dall’ombra dei cipressi. Per ultimo arriva Gallo A che va a posizionarsi esattamente al centro sfruttando pienamente quell’ultimo calore da tenere stretto per la notte che si avvicina. Il buio scende ancora una volta ed il silenzio si impossessa di tutto quello che è conosciuto.
«Il Cielo». Il Re del Mondo volteggia sopra le nuvole a cavallo del suo Pegaso e, instancabile, troneggia su quelle vite che si affannano e riposano, si odiano e si amano, si azzuffano e si placano. Nell’attimo che volge verso l’imminente tramonto, non c’è giudizio né redenzione nel suo cuore. Non è rettilinea la sua cavalcata così come il caso che controlla l’estrazione dallo scrigno delle vicende sulla terra non rispecchia nessun disegno. Il Re del Mondo raccoglie per ultimo la luce del giorno che scompare dietro le nuvole e, con essa, sottrae a quelle anime laggiù il dono della mattina lasciandole nella pace provvisoria del sonno.

(Massimo Guelfi)