Amici

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2 Aprile 2020 0 Di Gli Epicurei

Alberto Franceschi è l’unico compagno delle elementari di cui conservo un ricordo che va oltre il vago, e di tanto in tanto mi chiedo che fine abbia fatto. Quell’unica volta che abbiamo organizzato una cena di classe delle elementari c’era il suo gemello che non gli somigliava per niente ma lui non c’era, e nessuno sapeva che fine avesse fatto: avevano provato a rintracciarlo ma non c’erano riusciti, e la cosa buffa è che anche in questi giorni, a ripensare a quella cena, l’unica cosa che mi ricordo con precisione era la sua assenza.

Quello che ricordo con più chiarezza era un pugno nello stomaco che mi aveva dato per amicizia, aveva detto lui, e io non avevo dovuto piangere, o gemere, o lamentarmi altrimenti sarebbe successa una cosa terribile. Ti do un pugno così diventiamo amici, e poi non mi aveva più picchiato. Ricordo le nostre casacchine blu, il banco in fondo all’aula, lui che piaceva a tutte le ragazzine, lui che era Fonzie io che non piacevo a nessuna e anzi che ero brutto, la mia bruttezza che mi sono portato dietro sempre e che anche ora, ma la vivo con filosofia.
O forse la vivo con rassegnazione.

Non è che sia solo o che: ho una compagna che amo da morire e il mio lavoro mi dà responsabilità e altrettante soddisfazioni, ma delle volte mi ritorna in mente quel pugno dell’amicizia e Alberto Franceschi, che ho chiamato sempre per cognome e non sono mai stato a casa sua e suo fratello gemello, che non gli somigliava per niente ma che piaceva tanto alle ragazzine anche lui, mi prendeva sempre in giro.

È successo che ieri l’altro, di sera, quel pugno dell’amicizia mi lambiccava per qualche motivo il cervello, e io non avevo niente da fare, e allora sono andato a cercare Alberto su Facebook e Twitter, e non lo trovai, ma trovai suo fratello, e gli chiesi l’amicizia. Lui, stranamente o forse no, me la diede, e allora lo salutai su messanger e, dopo due chiacchiere estremamente cortesi e tanto estranee ai miei ricordi d’infanzia, gli chiesi come stava suo fratello. Lui mi disse che era in carcere perché aveva usato violenza su di lui e sulla moglie.
Aveva sempre avuto qualcosa che non va, fin da piccolo, mi aveva detto. Picchiava così, senza motivo, praticamente da sempre.

Ho abbandonato la discussione e non l’ho ricontattato più.
Il mio pugno doveva rimanere solo mio.

(laChiara)