Quanto è violenta l’immagine?

Quanto è violenta l’immagine?

1 Aprile 2020 0 Di Gli Epicurei

Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà. (Henry Cartier Bresson)

Corteo funebre di mezzi dell’Esercito con le bare dei bergamaschi morti per il Coronavirus che di notte lascia la città perché i morti non hanno trovato posto nel cimitero.
Negli anni a venire ogni volta che parleremo di Covid 19 avremo in mente questa immagine, emotivamente molto forte.

Foto scattata l’8 giugno 1972 a Trang Bang, a pochi chilometri da Saigon. La bimba che corre terrorizzata è Kim Phuc, che allora aveva 9 anni: fugge da un villaggio completamente nuda insieme ad altri bambini, dopo essere stata gravemente ustionata sulle braccia e sulla schiena da un bombardamento al napalm delle forze aeree del Vietnam del sud. Sembra che gridasse -Brucia!
La foto è di Nick Ut che con questa foto quell’anno vinse il Pulitzer.

Post pubblicato su Facebook da un candidato al consiglio comunale per la lista “ Uniti si vince” di Bologna.
L’immagine in sé non è violenta, ma è violenta la cultura, il pensiero di ciò che rappresenta.

Il filosofo francese Jean –Luc-Nancy (Canderen 1940) rileva come la violenza sia connessa all’immagine stessa: s’impone a chi la guarda senza mediazione, senza filtri, come un “ essere davanti”. A essere violenta, tuttavia, non è l’immagine in sé, ma la realtà che rappresenta.
Condivido questo pensiero.
La fotografia ti sbatte in faccia la realtà così com’è, senza finzioni, che ti piaccia o non ti piaccia, a meno che tu non usi per cambiarla, programmi o filtri, ed è violenta perché spesso lo è la realtà.

(Elda Mattesini)