Salò e la catarsi

Salò e la catarsi

31 Marzo 2020 0 Di Gli Epicurei

frantoiomaggi123@libero.it

Il mondo del cinema ha spesso estetizzato il concetto di violenza fino a renderlo una vera e propria forma d’arte.
Ricordo che una quindicina d’anni fa, insieme ad un gruppo di amici, ci avventurammo nella visione del film di Pier Paolo Pasolini “Salò e le 120 giornate di Sodoma”. Uso il termine avventurarsi non a caso dato che il film è una sorta di viaggio in un vero Inferno dantesco e rappresenta la feroce critica dell’autore nei confronti di una società ingorda e assassina, contro la quale egli lottò fino alla tragica e precoce morte.
Man mano che la visione procedeva la nostra morbosa curiosità si trasformò in una breve incredulità e infine prevalse un fortissimo disgusto.
Poi avvenne il miracolo.
Improvvisamente mi sono sentita leggera, come riscaldata da una luce bianca proveniente dal mio interno.
Mi sono sentita bene, molto più che bene.
Avevo studiato il concetto di “catarsi” al liceo: nella Grecia classica coloro che assistevano alle tragedie (poiché l’arte è sempre imitatrice della vita) provava un forte sentimento di pietà e di terrore e veniva infine purificato in maniera quasi terapeutica dalle sue passioni.
Ecco. Credo proprio di aver inconsapevolmente avuto una catarsi.
Ed è stato bello, oh sì.

(Francesca Maggi)