L’anomalia gemella

L’anomalia gemella

26 Marzo 2020 1 Di Gli Epicurei

Era il tormento e l’estasi delle commesse. Estasi perché era una delle clienti più spendaccione e insaziabili e loro ricevevano a fine settimana una commissione sulle vendite. Tormento perché, per accontentarla, bisogna mettere sottosopra l’intero negozio che era grande e ben fornito. Alla fine chi l’aveva servita si ritrovava a piegare e riporre un quantitativo enorme di camicette, bluse, gonne, pantaloni, cappotti, sciarpe e foulard, come per un nuovo allestimento di inizio stagione.
Non che la signora facesse difficoltà sul modello o sul tessuto, anzi, su quelli aveva sempre le idee ben chiare. Non obiettava neppure sulla taglia, si lasciava docilmente guidare dall’occhio esperto delle ragazze. Semplicemente – be’, semplicemente si fa per dire – pareva non conoscere i nomi dei colori.
Chiedeva di una gonna leggera in lino odore borotalco per neonati. Non che la volesse profumata di talco, la voleva del colore che lei associava all’odore del borotalco per neonati. Facile, direte voi, la voleva bianca, il borotalco è bianco. E invece no, la voleva celeste, quel celeste che le evocava il profumo dei neonati nelle culle, appena lavati e cambiati. Neonati maschi, si intende. Per il rosa avrebbe detto ancora talco, sì, ma talco canforato, che le ricordava il tentativo di signore ottuagenarie, in trine e macramè, di coprire l’olezzo della vecchiaia.
Quando una signorina del negozio, alla richiesta di una camicetta in seta alla brezza marina, chiese speranzosa, Intende azzurro, vero? si sentì risponde ribadire Intendo brezza marina! con il tono perentorio e supponente di chi non capisce cosa ci sia di così incomprensibile. La signorina tornò e poggiò sul lungo banco di legno scuro, una ventina di camicette delle più disparate tonalità di azzurro. Alzò lo sguardo entusiasta, ma si freddò subito all’espressione spazientita della cliente.
Ma no! Le ho detto brezza marina, non detergente per pavimenti, signorina. Brezza marina, brezza marina! Cosa c’è di difficile?
Capirete tutti che non era per niente facile, tanto che la prospettiva di un congruo extra settimanale, presto non parve più tanto allettante e le commesse presero a scaricarsela vicendevolmente.
Poi arrivò Lucia e in quanto ultima arrivata, le ragazze furono liete di affibbiarle la cliente. Per giunta era la nipote della titolare, una raccomandata, una privilegiata!, e questo non le fece sentire in colpa neanche un po’.
La prima volta che Lucia e la cliente si trovarono faccia a faccia, quest’ultima storse il naso. Un’altra che non capirà le mie esigenze e mi farà impazzire. Forse dovrei provare a l’altro atelier, quello che hanno inaugurato, un mese fa, in fondo al corso.
Chiese un cappotto tre quarti, asfalto fresco, appena disteso. Lucia portò un paio di stampelle da cui pendevano due cappottini, uno con collo e polsini in volpe, l’altro più semplice con il risvolto ricamato tono su tono. Entrambi di un sobrio ma very chic blu aviazione. La signora fu così stupita e soddisfatta che li comprò tutti e due, sotto lo sguardo allocchito delle altre commesse.
Un’altra volta, in cerca di un foulard incenso, e non il solito incenso, ma incenso Messa Solenne per la Santissima Pasqua, Lucia portò una stola in seta di un accecante rosso cardinalizio.
Le sue colleghe mi avrebbero portato un grigio verdognolo, quelle incapaci, le mormorò la cliente estasiata, lei, signorina, è l’unica qui, a capirmi.
Lucia sperò che le altre non avessero sentito. I complimenti della signora non giocavano a suo favore, nel già difficile rapporto con le altre. Loro avevano smesso pure di domandarle come facesse ad azzeccarci sempre e alla prima. Fortuna sfacciata? Lettura del pensiero? Era una strega? Si metteva d’accordo prima con la cliente? Niente di tutto questo, ma loro, invidiose e prevenute, non capivano.
Un giorno, dopo la chiusura, le commesse si ritrovarono ad uscire tutte insieme. Dei ragazzi avevano scoppiato dei mortaretti e nell’aria c’era un forte odore di polvere da sparo e carta bruciata.
Uh, disse Lucia turandosi il naso, non da alla testa, anche a voi, questo marrone almond? A me fa scoppiare le tempie. Un po’ come quando straborda il latte dal pentolino e brucia intorno al fornello. Quel fastidioso verde pistacchio. No?
Guardò le colleghe interrogativa. Avevano un’espressione fra il confuso e l’indifferente. Non avevano capito, neanche questa volta.

(Lelia Paolini)