Fanno le foto ai Mirò

Fanno le foto ai Mirò

24 Marzo 2020 0 Di Gli Epicurei

Credo che esistano poche cose più belle di viaggiare da soli, rendere reale quel senso di irrequietezza che ti porta a fare uno zaino e prendere un treno, un aereo, giocare a essere qualcun altro, giocare a essere se stessi.
Questa fortuna io l’ho avuta e mi ritrovo ora come se vedessi me stessa in un film, a girare a piedi per Barcellona, curiosando e vagando per posti poco noti. Mi vedo sulla collina di Montjuic in un nuvoloso pomeriggio del 2001 che mi imbatto, come per caso in un imponente edificio: la Fundacio Mirò un museo voluto e creato dallo stesso artista, pianificato nei minimi dettagli insieme all’amico architetto Josep Lluis Sert. Un luogo dove contenuto e contenitore si fondono e dialogano.
Al tempo, se mi avessere chiesto il nome di qualche pittore spagnolo, Joan Mirò non sarebbe sicuramente stato fra i primi della lista. Ricordavo a malapena qualche riga nel libro di Storia dell’Arte, e alcune, ancor più piccole riproduzioni di quadri.
I quadri di Mirò sono invece immensi, è questa la parola giusta. Immense macchie di colore, apparentemente prive di significato.
Jacques Prevert descrisse Mirò come “un innocente col sorriso sulle labbra, che passeggia nel giardino dei suoi sogni”.
Io non sono Prevert e non possiedo le parole per descrivere i suoi quadri, credo che debbano essere visti con i propri occhi, tenendo tutti i sensi accesi.

(Francesca Maggi)