Racconto 5: Phil the shaker

Racconto 5: Phil the shaker

7 Marzo 2020 0 Di Gli Epicurei

Sono passati molti anni dal mio ritiro, l’insorgere della malattia mi ha costretto ad abbandonare il professionismo, e adesso afferrare saldamente gli oggetti è diventato un esercizio che richiede sempre la massima concentrazione. Non è semplice colpire il bersaglio quando non sei in grado di dominare la stabilità della tua mano. La scelta della traiettoria che ha una fine tra gli spider in metallo necessita della fermezza all’origine del tiro e questo non è più possibile.

Dal bancone vedo il bersaglio appeso al muro riflesso nel vetro dietro la vetrina dei liquori, in una sala vuota avvolta nella penombra che precede di poco la chiusura. Il Black and White è il pub dove mi trovo ogni sera, nessuno si cura più di me, oramai sono solo il tipo che staziona sullo sgabello d’angolo e la lunga frequentazione mi ha concesso almeno il privilegio di trovarlo sempre libero. Non c’è più nessuno, Elliot è nel retro a sistemare i fusti vuoti della spina, e mi dirigo verso il mobile sotto il bersaglio dove ci sono le freccette.

Mi sono sempre interrogato sul concetto di fortuna del principiante. La mia natura analitica mi richiede di considerare separatamente dapprima quello di fortuna e di principiante e successivamente come questi si combinano assieme in quel binomio che assume la forma fattoriale delle possibilità. Quindi? Esiste veramente una imponderabile regolazione del nostro agire che permette di piegare le regole della statistica solo una volta? Soltanto in quella prima volta in cui intraprendiamo una nuova attività? Risalendo indietro negli anni, fino ad incontrare quella linea temporale che conduce al ricordo del mio primo incontro con Dennis, ritrovo il Phil giovane ed inesperto, io, il principiante, quel Phil che non c’è più di fronte al gigante. Non ci fu fortuna ad assistermi in quella sconfitta, tutto andò come previsto, come la soggettività del pronostico avrebbe potuto facilmente far prevedere.

Ora un altro gigante si frapponeva fra me e il bullseye rosso, non più un cerchio al centro del bersaglio ma un evanescente fiore dai petali verdi attorno alla punta in metallo della freccetta che cercava il momento giusto per essere lanciata; è ora. Il fuoco della mia vista si sposta progressivamente in avanti dalle alette colorate fino in avanti verso la parete con il bersaglio. In quell’attimo sospeso tra la gloria e la sconfitta rientra Elliot dal retro: “Phil, un 16 triplo!!”

Massimo Guelfi