Racconto 2: Fare e Rifare

Racconto 2: Fare e Rifare

4 Marzo 2020 0 Di Gli Epicurei

Obbedendo all’impulso di essere propositiva e di dire sempre sì, dico in mia difesa che mi sono lanciata a cuor leggero nell’impresa. Ora mi tocca questa priorità, e qualunque sia il risultato, il lettore sappia per sua e mia tranquillità, che non ho tempo del rifacimento, né di esserne contenta.
La gravità dell’impresa, la stima per il re, la scarsa attitudine a seguire le regole, le cornici micro o macro, mi danno l’ansia e dico fin d’ora che non avendo ordine né indirizzo e perseguendo l’unica regola che conosco, cioè il caos, sto rinnegando il modello di Boccaccio dal principio al fondo. Impossibile ordinare i pensieri, le frasi, inserirli in una forma ideale.
Ma prometto che ci sarà più di un riferimento al tema del rifacimento. Chi mi conosce potrebbe sollevare dubbi e qualche sospetto. Ma la questione non merita approfondimento.
Un giorno trovai lavoro come contabile, rifacevo i conti.
Un giorno di giovanile esaltazione mi sposai, rifacevo i letti.
Disegnavo con le matite grasse, rifacevo le punte.
Ho cucinato torte improvvisate, impossibili a rifarsi.
Non ho studiato per gli esami della patente, li ho rifatti, mi hanno promosso.
Ma è mio dovere mettervi in guardia.
Chi dal rifacimento è ossessionato, ne rimane prima o poi imprigionato.
Se una cosa vi è venuta male, è inutile risalirne il crinale.
Fate in modo che sia scordata, nella memoria tanto, rimane affumicata.
Se pensate che i rifacimenti siano dei valori, è perché vi manca il sale degli autentici pensatori.
Quelli che il rifacimento vanno affermando
È solo perché sono già allo sbando.

Dafne Munro