Racconto 1: UnderCover

Racconto 1: UnderCover

3 Marzo 2020 0 Di Gli Epicurei

Non amo molto le cover perché spesso le trovo insifgnificanti: mancano di personalità, tante volte sono identiche all’originale, e quindi non capisci il perché le hanno fatte.
Però, ci sono delle eccezioni, ed eccone tre delle più riuscite.

Hey Joe è una delle canzoni più note di Jimi Hendrix, ma a differenza di altri pezzi arcinoti che, quando approfondisci il loro autore, perdi il piacere di ascoltarli (per esempio: La canzone di Marinella di Fabrizio de Andrè, che quando scopri Amico fragile, per esempio, perde moltissimo del suo interesse) questa rimane una gioia.
La cover di Willy de Ville è un piccolo colpo di genio: un pezzo psichedelico è diventato gitano/tex-mex.
Questa cover mi rende allegro, è elegante e raffinato. Questo pezzo mi piace perché ha una sua personalità. Secondo me la personalità nella musica e nell’arte in generale è essenziale.

Brano di Giorgio Gaber del 1980. In questa versione dei La Crus con Samuele Bersani, anche se non si discosta molto dall’originale, mi piace molto perché la trovo più fluida e fresca; soprattutto, apprezzo molto il canto a due voci di Mauro Ermanno Giovanardi e Samuele Bersani.

Qui si ritorna al discorso fatto per la cover di Willie de Ville: personalità, stravolgimento dell’originale e fascino. D’altronde parliamo di Patti Smith, mica della prima venuta!, e qui non aggiungo altro.
E ora ascoltiamo (o riascoltiamo)

Cristian Borghini