Il “Decameron” epicureo. Un’introduzione e il primo argomento

Il “Decameron” epicureo. Un’introduzione e il primo argomento

2 Marzo 2020 0 Di Gli Epicurei

Umana cosa è aver compassione agli afflitti.

Questa è la prima frase che Giovanni Boccaccio scrive nel suo Decameron, e mi sembra giusto riproporla qui, in questa introduzione/proemio a questo gioco che ci accingiamo a fare, ovvero rinovellare a turno (un post al giorno e non tutti in una giornata, ché, anche se c’è il virus, la quotidianità ha i suoi obblighi) su un argomento stabilito da un “Re” o una “Regina” della situazione.

Io sono qui a rompere il ghiaccio. ma di questo parleremo alla fine.
E Torniamo alla compassione per gli afflitti.

Che questo non sia un periodo facile è sotto gli occhi di tutti, e che l’afflizione principale sia il panico, pure; e allora ci sembra cosa saggia oltre che giusta opporsi al panico attraverso ciò che amiamo, ovvero raccontare, che si tratti di storie vere e proprie o del mondo che vediamo e viviamo o di cose che amiamo e che vogliamo condividere. Qui e sul vecchio blog l’abbiamo ripetuto (credo) fino alla nausea, e tuttavia ci sembra giusto ribadirlo.

Tra crisi climatica, crisi culturale, crisi sociale, crisi politica, crisi sanitaria e crisi comunicativa sembrerebbe ci sia da mettersi le mani nei capelli, ma, come insegna l’etimologia, la crisi è anche un’opportunità: nello specifico (a mio modesto parere, naturalmente) l’opportunità di ridisegnare i confini del nostro sguardo, e ricalibrare il peso delle nostre parole, e reimparare a rapportarsi con la nostra vita e con coloro con cui la condividiamo.

Ed è da qui che nasce il racconto e la voglia di novellare, ed è per questo motivo per cui ci azzardiamo addirittura a tirare fuori il Decameron, anche se non si trattano di dieci giornate ma di più, e i narratori non sono dieci ma di meno (almeno in partenza, dato che speriamo che altri si aggreghino in corsa), perché Boccaccio ha tracciato una mappa della vita partendo da quell’umana cosa che è aver compassione degli afflitti, ovvero compassione di noi stessi, il che vuol dire non farsi soverchiare dalle circostanze e dagli eventi e coltivare l’arte di raccontare, raccontarsi, reinventare e ricrearsi.

Detto ciò, eccomi ad aprire le danze e a lanciare il primo argomento:

Cose già fatte
fatte di nuovo
con buoni risultati.

E da domani si comincia a leggere 🙂